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Incontro con Vito Palmieri regista di “See you in Texas”
“Ho raccontato una storia vera”, “Le scelte nella vita vanno prese, per me è sempre stato più facile partire”.

Partire, scegliere, restare, stringere le redini della propria esistenza per far succedere le cose. Temi trasversali e universali tutti condensati in un film che ha il titolo simpatico di una cartolina ma in realtà il contenuto potente di un viaggio. “See you in Texas” è la pellicola girata dal regista Vito Palmieri, ospite del MantovaFilmFest 2016 con il suo lavoro in concorso tra le 12 opere di quest’anno. 37 anni e un amore per il proprio lavoro tutto naturale, di quelli che ti scelgono e poi sei tu a farlo crescere perché lo decidi. Il film ruota attorno a una storia apparentemente semplice ma carica di significati profondi: “Silvia e Andrea hanno una fattoria e la gestiscono insieme. Le loro giornate sono scandite da una routine implacabile, che loro accettano perché amano gli animali e la vita all’aria aperta. Silvia ha una passione per il reining, una disciplina equestre per cui si allena duramente. Il suo sogno è avere un campo tutto suo per potersi esercitare quando vuole e magari un giorno perfezionare la sua tecnica in Texas. Il loro rapporto verrà messo alla prova quando a Silvia si presenta l’occasione di andare in un ranch oltreoceano”.

Con il regista approfondiamo alcuni temi attraverso risposte dirette perché come sempre… buona la prima.

Palmieri, nel suo film è centrale il tema dell’altrove che può dare nuove prospettive ma anche intimorire. Altro tema cardine è quello della dicotomia tra partire e restare, radici e ambizioni: che cosa ci può dire al riguardo?

Questi sono sicuramente i temi protagonisti anche delle nostre esistenze perché la vita stessa ci pone di fronte a delle scelte che vanno prese anche se spesso paura e pigrizia ci portano ad evitarle. Io sono, invece, del parere che bisogna sempre affrontarle considerando i cambiamenti che possono determinare. Nel mio film la scelta è al centro della vita di una coppia molto giovane di ragazzi ventenni che vivono un rapporto quasi simbiotico sia a livello sentimentale che lavorativo condividendo un’attività, quella della fattoria, che li distingue rispetto ai loro coetanei”.

I giovani sono i veri protagonisti dei suoi lavori. Anche qui si tratta di una scelta o è la storia che si è fatta avanti da sola?

Mi è sempre venuto spontaneo far film generazionali dove gli adulti sono praticamente assenti come soggetti. Il film racconta una parabola universale e anche questo mi è venuto naturale”.

Interessante che in questo caso la scelta di partire o restare sia affidata al personaggio femminile. In passato le storie veicolate da cinema e libri affidavano spesso e volentieri al personaggio maschile la partenza, intesa in alcuni casi anche negativamente come fuga, mentre il restare, inteso anche come attesa o resistenza, alla donna. Ha voluto stravolgere la situazione?

In realtà lo stravolgimento parte da una vicenda per la maggior parte veramente esistente. I due protagonisti non sono, infatti, attori: Silvia e Andrea esistono davvero. Quando li ho conosciti mi ha colpito molto lo spaccato di vita di questi ragazzi, soprattutto il contrasto tra i momenti di svago, simili a quelli dei loro coetanei, e il lavoro impegnativo di gestione di una fattoria con cui loro hanno a che fare. Da qui è scaturita la passione di raccontarli, ho trascorso del tempo con loro ai quali ho spiegato il progetto che hanno accolto con piacere. Si sono affidati a me come io a loro e addentrandomi in questa storia ho scoperto che era proprio Silvia a dover scegliere se partire o meno. In ogni caso la voglia di andar via è qualcosa di universale”.

Per Lei è più difficile partire o restare?

Per me è stato sempre più facile partire, per tanti motivi, soprattutto lavorativi. Ma confrontandomi con i gli altri, soprattutto i miei coetanei, sembra che spesso sia più facile restare. Se si vuole portare avanti un progetto a volte la partenza è inevitabile”.

A questo proposito: prossimi progetti?

Ne ho appena concluso uno e ora mi vorrei concentrare sulla promozione di “See you in Texas” al quale tengo molto”.

Sara Bellingeri

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