NEWS
Incontro con Luca Magri, regista e attore del film “Il vincente”
“Ho voluto fare un film sincero, io non giudico il mio personaggio”.

Il microcosmo della provincia come ispirazione, l’alienazione e il disagio di giovani (ormai adulti per età) a tempo indeterminato che non vogliono crescere e preferiscono “giocare” in maniera pericolosa fino a farsi fagocitare dalle conseguenze, anche quelle più negative. “Il mio intento è stato quello di fare un film sincero, partendo da una realtà che ho conosciuto direttamente”: esordisce così il regista e attore Luca Magri, 38 anni, di origine parmense, ospite al MantovaFilmFest 2016 con il film da lui diretto “Il vincente” (esordio alla regia) in concorso tra le 12 opere di quest’anno.

La regia ruota attorno a questa vicenda: “Antonio, giovane scapolo benestante, ama la bella vita e il gioco d’azzardo. Suo padre, stanco di mantenerlo e di dover sempre rimediare ai suoi guai, lo costringe a partecipare ad un gruppo terapeutico e a trovarsi un lavoro. Fingendo di compiacerlo, Antonio continua invece a perseverare e, convinto di poter fare fortuna, ricerca altre occasioni di gioco oltre la cerchia abituale degli amici. La sua routine è scombussolata dalla storia d’amore con una stravagante gallerista la quale vuol essere partecipe di quel mondo a lei sconosciuto”.

La sceneggiatura è stata realizzata da Magri in collaborazione con Antonio Moretti, Michele Buttarelli e Chiara Agostini che ha scritto il soggetto. Misto il cast, composto da attori professionisti e non. Girata in bianco e nero, la pellicola è ambientata in una Parma quasi cupa e non luminosa come siamo abituati a vedere. “Il vincente”: titolo che è tutto il contrario di un programma, piuttosto il sarcastico nome di un’illusione autoalimentata, la deriva narcisistica di una dipendenza e insieme di un’alienazione che serpeggiano nella vita del personaggio interpretato da Magri. “Il mio Antonio è un trentacinquenne nullafacente che vive grazie ai soldi del padre e che gioca d’azzardo. Pensa di essere un vincente ma in realtà è privo di talento e si perde in una dinamica di autodistruzione”. Magri ha nel suo curriculum una ventina di film, uno realizzato anche all’estero, diverse esperienze come interprete, la prima come regista: “Quello dell’attore è un lavoro molto precario, per molti può essere una seconda professione. Richiede tanta energia e tempo”.

Come si è avvicinato a questa storia?

Mi sono ispirato a tante storie vere che hanno coinvolto persone da me conosciute. Si tratta anche di vicende di cui ho sentito raccontare e sì: è una situazione che in qualche modo ha riguardato anche me. Il riferimento è il mondo dei trentenni agiati, che vivono in un contesto provinciale e che cadono in questa trappola. La sceneggiatura è stata realizzata insieme ad amici che conoscono questo spaccato”.

Il gioco d’azzardo: una volta considerato un vizio ora è una situazione medicalizzata e definita come dipendenza. Come ha gestito questo duplice aspetto che coinvolge anche la responsabilità di una scelta?

Antonio decide di giocare però è vero: è anche una dipendenza, un fenomeno molto diffuso e per questo io ho raccontato non solo l’aspetto medicalizzato ma anche il rapporto che ha con altre persone con il suo stesso problema. Lui è inoltre convinto di poter andare avanti così e questa è la cosa peggiore”.

Per raccontare bisogna sospendere il giudizio, esatto?

Sì, è così. Io non ho mai giudicato i miei personaggi, non potrei”.

Sara Bellingeri

GALLERY

DSC_3564.jpg DSC_3566.jpg DSC_3569.jpg DSC_3570.jpg DSC_3574.jpg DSC_3577.jpg