NEWS
È online il programma del Mantova Film Fest 2017.

Il festival taglia il traguardo dei dieci anni, e lo fa con un'edizione che omaggia il cinema di Bernardo Bertolucci e mantiene il suo focus sul nuovo cinema italiano, presentando opere prime e documentari anche inediti.

 

Il programma di questa decima edizione, che si svolgerà dl 22 al 27 agosto, è ricco e variegato, e conta più di quaranta proiezioni distribuite su sei giorni di programmazione con ospiti, incontri ed eventi speciali.


Tra le tante novità, una nuova sezione Masterclass, che proporrà quattro grandi film di quattro grandi maestri in versione digitale restauta, e due importanti collaborazioni: con la casa editrice Minimum Fax, protagonista di due eventi speciali che indagheranno il rapporto tra cinema ed editoria, e con MyMovies.it – cinema dalla parte del pubblico, che sarà media partner della manifestazione e assegnerà un premio al miglior documentario tra quelli selezionati.

Qui i dettagli per l'acquisto della tessera d'iscrizione e dei biglietti; tutto il programma online è invece disponibile in questa sezione.

Tante sfumature di emozioni e anche un po’ di nostalgia per un’altra edizione che si conclude. MantovaFilmFest 2016 approda alla sua serata conclusiva regalando un finale di coinvolgimento e magia. Pubblico numeroso e tanta voglia di scoprire il vincitore, un’attesa che ha creato dialogo e confronto come in un ritrovo tra vecchi amici. Nell’affascinante cornice del Chiostro “Campiani”, a partire dalle ore 21:30, si è tenuta la premiazione del miglior film tra le 12 opere prime in concorso quest’anno. Il pubblico ha premiato il film “L’attesa” di Pietro Messina, con Juliette Binoche tra le interpreti, che si è aggiudicato la maggioranza dei consensi ottenendo il prestigioso Lauro di Virgilio. Riconoscimento anche per i documentari, valutatati da una giuria di esperti già noti al pubblico mantovano: i registi Gianfranco Pannone, Gianluca De Serio e Alessandro Maria Buonomo. A salire sul podio in questo caso è stato il film “Mia madre fa l’attrice” di Mario Balsamo con motivazione della giuria letta da Buonomo.

A presentare la serata Paolo Cenzato di Elianto Film che ha fatto gli onori di casa accogliendo gli ospiti speciali dell’evento: delegazione della famiglia Thun, sostenitrice del Festival, il sindaco Mattia Palazzi e l’attesissimo regista Sergio Rubini.

Ad aprire le danze degli interventi quello della contessa Ilona Thun che ha ribadito la soddisfazione di “sostenere nuovi talenti e un festival così importante e di spicco in una città che dovrebbe essere eletta capitale italiana della cultura per altri cent’anni”. A seguire l’irresistibile simpatia e l’inconfondibile ironia di Rubini che da parte del MantovaFilmFest ha ricevuto il Lauro d’oro come premio alla carriera. Un dono che ha commosso e sorpreso molto positivamente lo stesso Rubini il quale ha ricevuto anche un regalo dalle mani del sindaco Palazzi simboleggiante il riferimento a “Mantova Capitale Italiana della Cultura”.

A proposito della situazione del cinema italiano il prolifico regista ha sottolineato: “Si trova in una fase di crisi ma almeno questa induce a un cambiamento evitando lo stallo e portando alla ricerca: quindi la notizia è positiva! Inoltre il cinema nasce dal fatto che qualcuno racconti una storia a qualcun altro interessato ad ascoltarla e per questo motivo il cinema stesso non tramonterà mai. Può esserci la crisi della sala, della cassetta, del dvd ma mai di questa esigenza di dare e accogliere storie”. A proposito del suo film presentato in serata “Dobbiamo parlare” ha commentato: “Affronta soprattutto la difficoltà di amarsi e il tema delle parole, della necessità di queste, di quanto possano diventare pericolose come dei bisturi”. Tra i prossimi progetti, un vero e proprio nodo al fazzoletto, un film con Rocco Papaleo la prossima primavera.

Il sindaco Palazzi ha definito il Festival “un dono per la città, un esempio di cura, sobrietà e grande gusto, ringrazio per questo tutti gli organizzatori e la grande squadra dei volontari”. Infine un pensiero per il terribile terremoto che ha colpito il centro Italia ricordando come Mantova si sia già mobilitata sul fronte del supporto e degli aiuti.

La manifestazione di quest’anno ha coinvolto una trentina di volontari impegnati in varie mansioni e tre luoghi diversi per le proiezioni: il conservatorio “Campiani”, il cinema Mignon e come new entry il teatro Sociale. L’edizione 2016 ha proposto 12 opere prime, documentari, anteprime nazionali, eventi speciali che hanno accolto altrettanti ospiti tra registi, attori, sceneggiatori, intellettuali, cartoonist e critici cinematografici. Non resta che dire… MantovaFilmFest: ciak, buona l’ultima e arrivederci all’anno prossimo!

Sara Bellingeri

DSC_3623.jpg DSC_3633.jpg DSC_3636.jpg DSC_3647.jpg DSC_3648.jpg DSC_3653.jpg DSC_3658.jpg DSC_3661.jpg DSC_3668.jpg DSC_3669.jpg DSC_3670.jpg DSC_3671.jpg DSC_3672.jpg DSC_3681.jpg DSC_3685.jpg DSC_3692.jpg DSC_3700.jpg DSC_3708.jpg DSC_3710.jpg DSC_3712.jpg DSC_3716.jpg DSC_3719.jpg DSC_3727.jpg DSC_3730.jpg DSC_3738.jpg DSC_3742.jpg DSC_3744.jpg DSC_3747.jpg DSC_3749.jpg DSC_3750.jpg DSC_3754.jpg DSC_3761.jpg DSC_3763.jpg DSC_3764.jpg DSC_3771.jpg DSC_3773.jpg DSC_3779.jpg DSC_3782.jpg

Un connubio forte di intenti artistici e professionali, un contrasto cromatico e di caratteri che colpisce. Incontrare insieme Vitaliano Trevisan e Gianclaudio Cappai fa questo effetto. Nell’atmosfera familiare ricreata all’interno del giardino del cinema Mignon, l’attore (Trevisan) e il regista (Cappai) del film in concorso al MantovaFilmFest 2016 “Senza lasciare traccia”, raccontano questa esperienza - e in qualche modo si rivelano - sbucciando parole e riflessioni fino ad arrivare al nocciolo della questione, con sincerità.

Vitaliano Trevisan: in primis sceneggiatore e scrittore, iridi acciuffate da un cielo invernale, voce frastagliata, sguardo incisivo e a tratti malinconico. Gianclaudio Cappai: occhi d’ebano che sorridono spesso, voce solare e tono schietto. Una coppia di talenti diversi e altamente compatibili che si è radunata, così come succede quando si vuol dar vita artisticamente e artigianalmente a una storia, soprattutto se questa si affaccia su una vicenda definita come perturbante: “Bruno ha cercato di dimenticare un passato di cui porta i segni sulla pelle e dentro di sé, nella malattia che lo consuma lentamente: di quel passato non ha mai parlato con nessuno, neanche con la sua compagna. Fino a quando non ha l’occasione di tornare nel luogo dove tutto è cominciato: una fornace ormai abbandonata, diventata il rifugio di un uomo e della figlia. Nessuno dei due riconosce quell’intruso, né immagina le sue intenzioni. Per guarire, Bruno deve cercare tracce, cancellarle e tentare di fermare l’intruso che è in lui”. Tra gli interpreti principali anche Michele Riondino e Valentina Cervi.

Uno dei temi focali del film è quello delle tracce procurate da un dolore o da un danno subìto. Tracce depositate dentro di noi, in qualche modo incorruttibili, che non si possono togliere, ma che a loro volta corrompono anima e corpo. Che cos’ha significato lavorare su questo aspetto così trasversale e anche universale?

Cappai: “Sicuramente nella storia questo nucleo della traccia doveva mettere in gioco il tema dei corpi estranei che rimanevano dentro il protagonista, interpretato da Michele Riondino, e che gli avevano causato dei dolori lasciando segni non solo esterni ma soprattutto interni. Il destino poi gli offre l’occasione di cercare di cancellarle anche se poi scoprirà strada facendo che è impossibile”.

 

Chi scrive, un libro o per il cinema, è perché inequivocabilmente vuole lasciare una traccia. Quale di questi due canali artistici secondo voi è in grado di lasciare quella più potente?

Trevisan: “Entrambi sono in grado di lasciare tracce forti. A volte restano impresse le parole, altre le immagini, l’importante è che si tratti sempre di un lavoro ben fatto”.

Quando si crea una storia arrivano prima le immagini o le parole?

Trevisan: “Di sicuro io prima scrivo sempre, quindi arrivano le parole”.

Cappai: “Per molti sceneggiatori il regista che lavora subito per immagini può essere un problema perché significa che pensa attraverso le scene e gestire questo aspetto non è semplice.

Le tracce che lascia il cinema devono essere disturbanti per creare un effetto, come nel vostro film?

Cappai: “Questo è un film che non lascia indifferenti e per certi aspetti molti lo troveranno disturbante, parola alla quale io non do per forza un’accezione negativa. L’importante è che nessuno esca dalla sala dicendo che il film è carino: significa allora che è stata fatica sprecata. Un film deve far riflettere. Anche il fatto che il personaggio stesso cerchi un capro espiatorio per sfogare una rabbia che non riesce più a gestire è un altro aspetto importante”.

Trevisan: “Io preferisco usare la parola perturbante, il disturbo evoca solo una rottura di scatole”.

Trevisan, questa frase è sua: “L’origine è un vestito che uno non smette mai”. Anche l’origine è una traccia che portiamo con noi e che accezione ha?

Trevisan: “Si tratta di una cosa che va accettata e che non è né negativa né positiva. E poi mi chiedo: perché cambiare per forza vestito? Soprattutto se è di buona stoffa può durare tutta la vita”.

Trevisan è autore del recente libro “Works” (Einaudi) in cui si afferma “Il lavoro fa l’uomo e la donna”. A proposito di lavoro: fare il regista e l’attore oggi in Italia è un mestiere sostenibile o un lusso per pochi?

Trevisan: “Sì per la seconda: è un lavoro da ricchi e non è un problema solo di questa professione. Non si parla mai delle classi sociali che resistono ancora come realtà e che restano compatte: di solito i benestanti si sposano con altri benestanti. C’è tutta una serie di lavori, non solo artistici, che sono riservati a determinate classi sociali prive di problemi economici. In Italia poi, come per tutto il resto, funziona molto per conoscenze”.

Cappai: “Io stesso ho fatto diversi lavori per potermi mantenere. Consideriamo che i film vanno a progetto: ti danno una paga e te la devi far bastare per un paio di anni nei quali però devi già trovarti i lavori per quelli successivi. Tutto questo se non hai qualcuno alle spalle che ti aiuta e finanzia: allora è un altro discorso”.

Risultato disarmante: il rischio è quello di vedere opere fatte da persone che non conoscono sulla propria pelle le difficoltà e le complicazioni della vera quotidianità…

Trevisan: “Proprio poco tempo fa Alain Delon diceva che il problema è che il cinema non prende più gente dalla strada mentre una volta questa cosa era abbastanza comune, pensiamo ad esempio a Pasolini”.

Cappai: “La faccia in un cinema conta molto e purtroppo non tutti quelli che hanno studiato nelle accademie ce l’hanno”.

Sara Bellingeri

DSC_3578.jpg DSC_3588.jpg DSC_3589.jpg DSC_3592.jpg DSC_3594.jpg DSC_3595.jpg DSC_3596.jpg DSC_3597.jpg DSC_3598.jpg DSC_3599.jpg DSC_3600.jpg DSC_3605.jpg DSC_3608.jpg DSC_3609.jpg DSC_3610.jpg DSC_3614.jpg DSC_3615.jpg DSC_3616.jpg
Incontro speciale con Italo Moscati autore del film “1.200 km di bellezza”

Un percorso articolato, di quelli che coinvolgono tante esperienze, tutte accomunate da un’unica grande passione: quella di raccontare storie sapendolo fare. E la storia di cui parliamo ora è molto vasta, anzi lunga ben 1.200 chilometri, ma soprattutto densa di luci, scorci, memoria, racconti, vita. In una parola: bellezza. “1.200 km di bellezza” è il titolo dell’opera presentata al MantovaFilmFest 2016 dal prolifico e attento sceneggiatore, scrittore nonché regista Italo Moscati. Un vero e proprio pozzo di sapere e passione lavorativa che riesce a contagiare anche chi lo ascolta. Il film racconta un viaggio nella penisola realizzato soprattutto con i documenti dell’Istituto Luce, nei cui archivi compare l'Italia dei primi anni del Novecento e, in un lungo percorso, quella dei giorni nostri.

In accordo con Cinecittà Luce e il produttore Roberto Cicutto, la pellicola apre dunque la corolla della nostra penisola. 1.200 chilometri per un tour che dà spazio a tante forme di bellezza: quella della natura, della gente, dei paesaggi, dell’arte, dei volti, della creatività italiana. “Tutto parte dall’esigenza di far vedere com’era il nostro Paese mostrandone la bellezza. Di solito ci si focalizza su quello che non va, io ho voluto fare il contrario” racconta il regista con voce pacata e sicura.

Moscati, come nasce il progetto a livello concreto?

Scaturisce dal mio lavoro di regista, avendo lavorato da anni su temi riguardanti la storia ed essendo appassionato a questa. Sono venuto a contatto con documenti importanti raccolti dell’Istituto Luce in 90 anni di esistenza e guardando quelle immagini ho pensato quanto fosse necessario creare una narrazione che tenesse conto dei cambiamenti, rivelandoli, avvenuti nella storia stessa. Mi riferisco anche ai mezzi tecnici con cui sono stati immortalati questi cambiamenti perché un conto è vedere l’Italia in bianco e nero un conto con la restituzione dei mezzi della nostra epoca come il 3D o l’HD. Ho rivisitato questi documenti con tecniche di qualità e il montaggio ha portato a questo risultato. Si tratta di un confronto molto interessante anche perché queste immagini appartengono all’Italia, sono la sua memoria”.

Si può quindi parlare di cinema che racconta e testimonia diverse sfaccettature…

Certo, le immagini riguardano tante città e luoghi bellissimi come ad esempio le Cascate delle Marmore. A tutto questo si aggiungono frasi, da me utilizzate garbatamente, di grandi scrittori che io apprezzo molto e che hanno saputo cogliere e raccontare con le parole la meraviglia: Stendhal, Goethe, Buzzati, Montale, per citarne alcuni. Dei veri e propri cronisti viaggiatori che mi hanno guidato nel capire lo stupore e il pudore dei loro occhi che coglievano questa bellezza. In questo lavoro ci sono quindi tanti occhi: i loro, i miei e quelli degli spettatori per un confronto davvero allargato sulla bellezza ma anche sulle ombre e le luci che l’hanno riguardata”.

Il connubio regia-scrittura: nella sua lunga e articolata esperienza questo rapporto com’è vissuto creativamente? E l’ispirazione si nutre più di parole o d’immagini?

I registi più grandi restano per me quelli del cinema muto che sono riusciti senza parole, ma con i soli volti, a creare e trasmettere massima tensione ed emozione. La parola poi ha sicuramente cambiato il cinema ed è importante, da sceneggiatore non potrei dire il contrario. Anche perché il cinema parte comunque da una sceneggiatura e quindi dalla scrittura senza la quale esso non può esistere. I valori sono due: riuscire a comunicare la storia per documentare e trasmettere emozioni come narrazione”.

Che cos’è la bellezza per Italo Moscati?

Un grande squillo. A volte è come la musica, non si vede ma suggerisce un’idea, pensiamo solo al grande potere delle colonne sonore che sanno dire tutto senza bisogno di parole. La letteratura ha lo stesso potere: con le parole che rimandano alle immagini. È il ciak dentro di noi da cui nascono progetti”.

Sara Bellingeri

Il microcosmo della provincia come ispirazione, l’alienazione e il disagio di giovani (ormai adulti per età) a tempo indeterminato che non vogliono crescere e preferiscono “giocare” in maniera pericolosa fino a farsi fagocitare dalle conseguenze, anche quelle più negative. “Il mio intento è stato quello di fare un film sincero, partendo da una realtà che ho conosciuto direttamente”: esordisce così il regista e attore Luca Magri, 38 anni, di origine parmense, ospite al MantovaFilmFest 2016 con il film da lui diretto “Il vincente” (esordio alla regia) in concorso tra le 12 opere di quest’anno.

La regia ruota attorno a questa vicenda: “Antonio, giovane scapolo benestante, ama la bella vita e il gioco d’azzardo. Suo padre, stanco di mantenerlo e di dover sempre rimediare ai suoi guai, lo costringe a partecipare ad un gruppo terapeutico e a trovarsi un lavoro. Fingendo di compiacerlo, Antonio continua invece a perseverare e, convinto di poter fare fortuna, ricerca altre occasioni di gioco oltre la cerchia abituale degli amici. La sua routine è scombussolata dalla storia d’amore con una stravagante gallerista la quale vuol essere partecipe di quel mondo a lei sconosciuto”.

La sceneggiatura è stata realizzata da Magri in collaborazione con Antonio Moretti, Michele Buttarelli e Chiara Agostini che ha scritto il soggetto. Misto il cast, composto da attori professionisti e non. Girata in bianco e nero, la pellicola è ambientata in una Parma quasi cupa e non luminosa come siamo abituati a vedere. “Il vincente”: titolo che è tutto il contrario di un programma, piuttosto il sarcastico nome di un’illusione autoalimentata, la deriva narcisistica di una dipendenza e insieme di un’alienazione che serpeggiano nella vita del personaggio interpretato da Magri. “Il mio Antonio è un trentacinquenne nullafacente che vive grazie ai soldi del padre e che gioca d’azzardo. Pensa di essere un vincente ma in realtà è privo di talento e si perde in una dinamica di autodistruzione”. Magri ha nel suo curriculum una ventina di film, uno realizzato anche all’estero, diverse esperienze come interprete, la prima come regista: “Quello dell’attore è un lavoro molto precario, per molti può essere una seconda professione. Richiede tanta energia e tempo”.

Come si è avvicinato a questa storia?

Mi sono ispirato a tante storie vere che hanno coinvolto persone da me conosciute. Si tratta anche di vicende di cui ho sentito raccontare e sì: è una situazione che in qualche modo ha riguardato anche me. Il riferimento è il mondo dei trentenni agiati, che vivono in un contesto provinciale e che cadono in questa trappola. La sceneggiatura è stata realizzata insieme ad amici che conoscono questo spaccato”.

Il gioco d’azzardo: una volta considerato un vizio ora è una situazione medicalizzata e definita come dipendenza. Come ha gestito questo duplice aspetto che coinvolge anche la responsabilità di una scelta?

Antonio decide di giocare però è vero: è anche una dipendenza, un fenomeno molto diffuso e per questo io ho raccontato non solo l’aspetto medicalizzato ma anche il rapporto che ha con altre persone con il suo stesso problema. Lui è inoltre convinto di poter andare avanti così e questa è la cosa peggiore”.

Per raccontare bisogna sospendere il giudizio, esatto?

Sì, è così. Io non ho mai giudicato i miei personaggi, non potrei”.

Sara Bellingeri

DSC_3564.jpg DSC_3566.jpg DSC_3569.jpg DSC_3570.jpg DSC_3574.jpg DSC_3577.jpg

Dopo cinque giorni intensi di incontri, film ed eventi, MantovaFilmFest 2016 approda alla giornata finale con un menù ricco di emozioni e ingredienti speciali.

Appuntamento alle ore 21:30 al chiostro del conservatorio “Campiani” con la cerimonia che assegnerà il premio alla miglior opera prima tra le 12 in concorso. Sarà il pubblico a scegliere il destinatario del Lauro di Virgilio. Novità di quest’anno anche la premiazione del miglior film-documentario da parte di una giuria di esperti già noti al pubblico mantovano: i registi Gianfranco Pannone, Gianluca De Serio e Alessandro Maria Buonomo. “Un regalo in più per questa edizione che abbiamo voluto fare e farci nella speranza di valorizzare al meglio quella fetta di produzione con meno opportunità di visione” sottolineano i responsabili del MantovaFilmFest.

Ospiti della serata, oltre a una delegazione della famiglia Thun, sostenitrice del Festival, e al Sindaco Mattia Palazzi, il regista Sergio Rubini, che introdurrà il suo ultimo lavoro “Dobbiamo parlare" interpretato da Fabrizio Bentivoglio, Isabella Ragonese e Maria Pia Calzone. Ironicamente intitolata con uno degli incipit più temuti all’interno della vita familiare e di coppia, la pellicola racconta la seguente storia: “Vanni, 50 anni, è uno scrittore affermato. Linda, trentenne, collabora nell’ombra ai suoi romanzi. Hanno un attico in affitto, nel centro di Roma. Forti del loro amore, al matrimonio hanno preferito la convivenza. I loro migliori amici, invece, Costanza e Alfredo detto il Prof (famoso cardiochirurgo) sono sposati, benestanti e gestiscono il loro matrimonio come una spa. Una sera il prof e Costanza irrompono in casa di Linda e Vanni. Costanza ha scoperto che Alfredo ha un’amante. Parte così una lunga fila di recriminazioni che durerà per tutta la notte facendo emergere rancori inattesi in entrambe le coppie”.

Perla di quest'ultimo giorno di Festival l’anteprima nazionale del film vincitore del premio miglior regia al Festival di Cannes 2016Un padre, una figlia (Baccalauréat)” di Cristian Mungiu. Un appuntamento di grande soddisfazione per l’anno di “Mantova Capitale Italiana della Cultura”.

In programma durante la giornata le ultime repliche dei film in concorso “Senza lasciare traccia” (16:30, Mignon) e “Cristian e Palletta contro tutti” (18:30, Mignon), il film-doc “Liberi tutti” (18:00, “Campiani”) alla presenza del regista Luca Rea con immagini inedite del ritrovamento dell'auto di Aldo Moro in via Caetani.

Informazioni: 334 8179533 - info@mantovafilmfest.com

Sara Bellingeri  

Volontari: l’accoglienza sorridente del MantovaFilmFest 2016!

Sono le persone a fare i luoghi, a determinarne l’atmosfera, a tracciare emozioni e così accade anche per MantovaFilmFest. La manifestazione dedicata al cinema e alla sua valorizzazione nel cuore della città virgiliana è ideata dall’Associazione Mantova Film Studio. Quest’anno il Festival approda alla sua nona edizione e come sempre coinvolge una schiera attiva e vivace, quella dei volontari. La squadra dei volontari della manifestazione è formata da persone di varia età, tutte accomunate dalla passione per il cinema e dalla voglia di dare un contributo pratico e attivo alla concretizzazione della rassegna. Impegnati in ruoli di biglietteria, logistica e gestione sala, accoglienza ospiti e pubblico, punto informazione e monitoraggio, sono la forza colorata e sorridente che attraversa sale e ingressi e che offre quell’informazione e quell’aiuto in più che fanno la differenza. “Per quanto riguarda questa edizione, ritengo che la magia del Festivalino sia di far sentire tutti - pubblico, volontari e ospiti - partecipi a una festa tra amici in cui il cinema diventa pretesto per incontrarsi, discutere, emozionarsi, riflettere - sottolinea Agnese Costa, tra le principali collaboratrici del Festival e coordinatrice della squadra di volontari - Per questo il ruolo dei volontari è fondamentale perché sono loro a creare il clima che fa da sfondo a queste giornate. Quando vedo che ci sono un sacco di biciclette che affollano la piazza davanti al cinema Mignon, dal primo pomeriggio fino a notte inoltrata, è allora che penso con soddisfazione che abbiamo raggiunto con successo il nostro scopo”.

Coinvolti quest’anno una trentina di volontari, di cui alcuni anche molto giovani come Sara Caramaschi, alla sua prima esperienza in questa veste: “È sorprendente scoprire che cosa può esserci dietro all'organizzazione di un festival del cinema - racconta con entusiasmo - Come prima esperienza è molto interessante e diversa dall'ordinario!

Nella foto: la squadra di volontari e collaboratori.

Sara Bellingeri  

Partire, scegliere, restare, stringere le redini della propria esistenza per far succedere le cose. Temi trasversali e universali tutti condensati in un film che ha il titolo simpatico di una cartolina ma in realtà il contenuto potente di un viaggio. “See you in Texas” è la pellicola girata dal regista Vito Palmieri, ospite del MantovaFilmFest 2016 con il suo lavoro in concorso tra le 12 opere di quest’anno. 37 anni e un amore per il proprio lavoro tutto naturale, di quelli che ti scelgono e poi sei tu a farlo crescere perché lo decidi. Il film ruota attorno a una storia apparentemente semplice ma carica di significati profondi: “Silvia e Andrea hanno una fattoria e la gestiscono insieme. Le loro giornate sono scandite da una routine implacabile, che loro accettano perché amano gli animali e la vita all’aria aperta. Silvia ha una passione per il reining, una disciplina equestre per cui si allena duramente. Il suo sogno è avere un campo tutto suo per potersi esercitare quando vuole e magari un giorno perfezionare la sua tecnica in Texas. Il loro rapporto verrà messo alla prova quando a Silvia si presenta l’occasione di andare in un ranch oltreoceano”.

Con il regista approfondiamo alcuni temi attraverso risposte dirette perché come sempre… buona la prima.

Palmieri, nel suo film è centrale il tema dell’altrove che può dare nuove prospettive ma anche intimorire. Altro tema cardine è quello della dicotomia tra partire e restare, radici e ambizioni: che cosa ci può dire al riguardo?

Questi sono sicuramente i temi protagonisti anche delle nostre esistenze perché la vita stessa ci pone di fronte a delle scelte che vanno prese anche se spesso paura e pigrizia ci portano ad evitarle. Io sono, invece, del parere che bisogna sempre affrontarle considerando i cambiamenti che possono determinare. Nel mio film la scelta è al centro della vita di una coppia molto giovane di ragazzi ventenni che vivono un rapporto quasi simbiotico sia a livello sentimentale che lavorativo condividendo un’attività, quella della fattoria, che li distingue rispetto ai loro coetanei”.

I giovani sono i veri protagonisti dei suoi lavori. Anche qui si tratta di una scelta o è la storia che si è fatta avanti da sola?

Mi è sempre venuto spontaneo far film generazionali dove gli adulti sono praticamente assenti come soggetti. Il film racconta una parabola universale e anche questo mi è venuto naturale”.

Interessante che in questo caso la scelta di partire o restare sia affidata al personaggio femminile. In passato le storie veicolate da cinema e libri affidavano spesso e volentieri al personaggio maschile la partenza, intesa in alcuni casi anche negativamente come fuga, mentre il restare, inteso anche come attesa o resistenza, alla donna. Ha voluto stravolgere la situazione?

In realtà lo stravolgimento parte da una vicenda per la maggior parte veramente esistente. I due protagonisti non sono, infatti, attori: Silvia e Andrea esistono davvero. Quando li ho conosciti mi ha colpito molto lo spaccato di vita di questi ragazzi, soprattutto il contrasto tra i momenti di svago, simili a quelli dei loro coetanei, e il lavoro impegnativo di gestione di una fattoria con cui loro hanno a che fare. Da qui è scaturita la passione di raccontarli, ho trascorso del tempo con loro ai quali ho spiegato il progetto che hanno accolto con piacere. Si sono affidati a me come io a loro e addentrandomi in questa storia ho scoperto che era proprio Silvia a dover scegliere se partire o meno. In ogni caso la voglia di andar via è qualcosa di universale”.

Per Lei è più difficile partire o restare?

Per me è stato sempre più facile partire, per tanti motivi, soprattutto lavorativi. Ma confrontandomi con i gli altri, soprattutto i miei coetanei, sembra che spesso sia più facile restare. Se si vuole portare avanti un progetto a volte la partenza è inevitabile”.

A questo proposito: prossimi progetti?

Ne ho appena concluso uno e ora mi vorrei concentrare sulla promozione di “See you in Texas” al quale tengo molto”.

Sara Bellingeri

DSC_3558.jpg DSC_3559.jpg DSC_3560.jpg

MantovaFilmFest 2016 apre le porte a un martedì di eventi importanti all’insegna del cinema di qualità, ospiti prestigiosi ed emozioni traghettate sul grande schermo. Il pubblico potrà, infatti, assistere all’intervento di due preziosi ospiti della kermesse: l’attore Vitaliano Trevisan e il regista Gianclaudio Cappai. Entrambi saranno presenti alla proiezione dell’opera in concorso dal titolo “Senza lasciare traccia”, di Cappai, in programmazione al chiostro “Campiani” alle ore 21:30. Trevisan, insieme a Michele Riondino e Valentina Cervi, è uno degli interpreti protagonisti della seguente storia: “Bruno ha cercato di dimenticare un passato di cui porta i segni sulla pelle e dentro di sé, nella malattia che lo consuma lentamente: di quel passato non ha mai parlato con nessuno, neanche con la sua compagna. Fino a quando non ha l’occasione di tornare nel luogo dove tutto è cominciato: una fornace ormai abbandonata, diventata il rifugio di un uomo e della figlia. Nessuno dei due riconosce quell’intruso, né immagina le sue intenzioni. Per guarire, Bruno deve cercare tracce, cancellarle e tentare di fermare l’intruso che è in lui”.

Cambio invece di programma per gli ultimi due giorni di MantovaFilmFest: Sergio Rubini, inizialmente atteso per oggi martedì 23, presenzierà alla cerimonia di premiazione nella serata finale del 24 al “Campiani” e introdurrà il suo ultimo film "Dobbiamo parlare". La proiezione del film "Lo chiamavano Jeeg Robot” viene dunque anticipata oggi al cinema Mignon alle ore 20:30.

Fiore all’occhiello della giornata sarà rappresentato da una vera e propria chicca: il primo film interpretato dall’impareggiabile Alberto Sordi dal titolo “La notte delle beffe”, di Carlo Campogalliani, cognome caro a Mantova, grazie al quale la città ha visto arricchire il proprio panorama artistico prima con i burattini, poi con la commedia dialettale e con la musica lirica. Anche per questo, l'appuntamento è fissato per le ore 18 all’auditorium “Campiani” e l'omaggio affidato alla verve di Tatti Sanguineti. Il film di Campogalliani, del 1939, vede nel cast anche la presenza di Amedeo Nazzari. “Si tratta di un’opera mai vista fino ad ora e miracolosamente ritrovata e concessa da un anonimo collezionista che si arricchisce di un tassello altresì celebrativo poiché la famiglia Campogalliani rappresentava i suoi spettacoli a Mantova fin dal 1905 con un proiettore Lumière, prima di stabilirsi poi definitamente” evidenzia a questo proposito Salvatore Gelsi, presidente dell’Associazione Mantova Film Studio che organizza il Festival.

 

Proseguono le proiezioni dei film in concorso che il pubblico voterà decretandone il vincitore.
In programma “Il vincente” (ore 16:30, Mignon), “Banat - Il viaggio” (ore 18:30, Mignon), “Pecore in erba” (ore 21:15, arena Mignon), “Senza lasciare traccia” (ore 21:30, “Campiani”), “Cristian e Palletta contro tutti” (ore 22:30, Mignon). Per la sezione “Documenti e documentari”, invece, sarà la volta del documentario “Oggi insieme, domani anche”, di Antonietta De Lillo, proiettato alle ore 20 al “Campiani”.

Informazioni: 334 8179533 - info@mantovafilmfest.com

MantovaFilmFest 2016, ciak si continua!

Sara Bellingeri

Incontro con Gianluca De Serio, uno dei registi del documentario “I ricordi del fiume”

Si dice che tutto scorre - pánta rêi – ma non sempre è così. Ci sono ricordi che si ormeggiano nel cuore e sono quelli che custodiscono i momenti più importanti della nostra vita e che portiamo con noi ovunque andiamo. Immagini che ci fanno fermare su un’emozione, sul tempo che l’ha fatta vivere e da lì crea storie da condividere. Il lavoro che ha portato alla realizzazione del film documentario “I ricordi del fiume” di Gianluca e Massimiliano De Serio si può dire che si nutra di ricordi attraverso i volti, gli occhi e gli scorci di vita dei protagonisti di una vicenda non facile e proprio per questo da raccontare. Siamo a Torino, sugli argini del fiume Stura, dentro le insenature profondamente umane e complicate di una baraccopoli in cui vivono oltre mille persone di diversa nazionalità. Il luogo è destinato ad essere smantellato con conseguente trasferimento delle famiglie. E questo smantellamento, questo distacco, è al centro del film che come una rete rispettosa ma allo stesso incisiva, pesca i ricordi, i drammi, le speranze e la vita delle persone che hanno sperimentato questo passaggio. Le riprese sono iniziate nel febbraio 2014 e terminate a giugno 2015 per un totale di 300 ore di girato.

Non volevamo raccontare la cronaca ma fermare i ricordi e soprattutto che cosa resta di questi - spiega Giancluca De Serio, ospite della terza giornata del MantovaFilmFest 2016 - Abbiamo raccolto la memoria di questo luogo durante il processo di smantellamento: il film ha l’obiettivo di creare una memoria condivisa”.

Com’è avvenuta la strutturazione del documentario?

Lo abbiamo costruito come se fosse il labirinto di questa memoria con piccoli ritratti che immergono in un’empatia, direttamente dentro il vissuto. Abbiamo il privilegio di lavorare a contatto diretto con il tempo e con lo sguardo. Stiamo, infatti, parlando della vita: un accumulo di ricordi ed emozioni contrastanti a cui ci aggrappiamo”.

Qual è l’aspetto che vi ha dato più soddisfazione di questo lavoro complesso?

Sicuramente quello relazionale: il fatto che si siano creati rapporti umani e in diversi casi anche amicizie che durano tuttora e che non hanno avuto fin dall’inizio alcun carattere strumentale. La cosa più bella è l’amicizia instauratasi con alcuni ragazzi della baraccopoli che hanno capito l’importanza di questo documentario percepito come strumento di memoria. La soddisfazione più grande per chi fa un film è di dare tutto lo spazio possibile ai veri protagonisti e di scomparire totalmente come autore”.

E quello più complicato?

Il fatto di sperimentare la quotidianità difficile della baraccopoli fatta di sporcizia, topi, fumi malsani, difficoltà di ogni tipo. Le persone che abitavano lì ci hanno accolto molto bene perché hanno capito che non volevamo rubare informazioni ma creare una memoria. Noi abbiamo innescato un processo di curiosità molto rispettoso: siamo partiti dalle famiglie di due baracche per poi allargarci alle altre”.

Riguardo agli stereotipi esistenti su questi luoghi aggiunge: “Dove c’è povertà c’è disagio e l’intento del nostro documentario è proprio quello di andare al di là dei luoghi comuni che portano solo al giudizio e non a una comprensione”.

La regia: qualcosa di particolare da gestire in due. Come vi siete trovati su questo fronte?

Ormai abbiamo maturato un metodo di divisione dei compiti che cambia a seconda dei film e con il quale ci troviamo molto bene. Il cinema è qualcosa di naturalmente collettivo e noi siamo abituati a lavorare insieme. Certo, capita anche di avere idee diverse e magari di scontrarsi ma poi si arriva sempre a una sintesi e a un accordo: il confronto con tutti resta basilare”.

Sara Bellingeri

MantovaFilmFest 2016 prosegue il suo intenso viaggio e apre la settimana all’insegna del cinema di qualità tra pellicole in concorso, film-documentari e incontri con ospiti curiosi che si confronteranno con il pubblico.

Tra i film in concorso, che gli spettatori potranno votare tramite l’apposita scheda voto, sono previsti: “See you in Texas” (cinema Mignon, ore 16:30), “L’attesa” (cinema Mignon, ore 18:30), “Banat - Il viaggio” (arena Mignon, ore 21:15), “Il vincente” (chiostro Campiani, ore 21:30), “Pecore in erba” (cinema Mignon, ore 22:30). Non mancherà una chicca per il ciclo “Svisti” con “Non essere cattivo” di Claudio Caligari avente come protagonista il talentuoso Luca Marinelli, in programma al cinema Mignon alle ore 20:30.

A celebrare il connubio di bellezza e bravura della raffinata Virna Lisi verrà proiettato all’auditorium “Campiani”, ore 18, il celebre “Le bambole” di Dino Risi dell’anno 1965: un tuffo nel passato cinematografico italiano.

La novità di quest’anno è poi rappresentata dal fatto che ci sarà in premio il Lauro di Virgilio dedicato ai film-documentario valutati da una giuria di esperti. Tra questi oggi è previsto all’auditorium “Campiani”, alle ore 20, “Fuori classe - La scuola possibile” di Stefano Collizzolli e Michele Aiello: “Un film documentario che racconta una scuola possibile e lo fa con grande sensibilità e maestria. Con i racconti di alcuni laboratori, attraverso la radio, i bambini scoprono il nostro paese e noi scopriamo quanto può essere creativo andare a scuola, dentro e fuori classe, se la scuola è agita in modo aperto, curioso, orizzontale. Scopriamo che la scuola fantastica è una scuola possibile. E scopriamo, attraverso la dignità e lo stupore del pensiero infantile com’è vivere nella periferia lombarda o nella campagna della Basilicata. Com’è ora l’Italia, dal punto di vista dei bambini”. Altro film documentario è “Mia madre fa l’attrice” di Mario Balsamo, proiettato all'arena Mignon alle ore 22.35, questa la trama: “Che cosa fanno, un figlio cinquantaduenne e una madre ottantacinquenne, vittime di un rapporto irrisolto e conflittuale e con una passione in comune: il cinema? Un film documentario. Specialmente se lui è un regista, lei un’attrice (da giovane), ed entrambi hanno nostalgia di apparire sul grande schermo: con ironia e surrealismo, giocando con realtà e finzione, senza evitare i nodi universali della relazione parentale. E dove l’affetto si nasconde dietro recriminazioni e vendette. Tutto questo nel mentre si va alla ricerca di un film in cui la donna ha recitato sessant’anni fa”.

In serata riflettori puntati sul promettente regista e attore di origine parmense Luca Magri che al chiostro “Campiani”, alle 21:30, presenterà il suo film “Il vincente”. Magri sarà ospite all’evento e risponderà alle domande del pubblico. La vicenda è ambientata a Parma e coinvolge tematiche complesse come la dipendenza dal gioco d’azzardo, il disagio giovanile, l’alienazione: “Antonio, giovane scapolo benestante, ama la bella vita e il gioco d’azzardo. Suo padre, stanco di mantenerlo e di dover sempre rimediare ai suoi guai, lo costringe a partecipare ad un gruppo terapeutico e a trovarsi un lavoro. Fingendo di compiacerlo, Antonio continua invece a perseverare e, convinto di poter fare fortuna, ricerca altre occasioni di gioco oltre la cerchia abituale degli amici. La sua routine è scombussolata dalla storia d’amore con una stravagante gallerista la quale vuol essere partecipe di quel mondo a lei sconosciuto”.

Per informazioni: 334 8179533 - info@mantovafilmfest.com

Sara Bellingeri  

Cartoonist, animatore, autore di video e corti animati, serie per ragazzi e libri per bambini, creatore dei celebri Nasoni. Un talento che sgorga già dai primi vagiti di idee durante l’infanzia senza mai smettere di prendere per mano Joshua Held. Occhi miti in costante ricerca di nuovi tratti, voce che sembra fatta apposta per raccontare fiabe, una storia lavorativa che traghetta con sé una miriade di attività e aneddoti sempre con lo stesso intento: andare oltre quello che già si vede per scoprire un tassello in più. Quello che guarda caso non ti aspetti. E un talento particolare che è diventato un lavoro a 360 gradi. In occasione dell’evento speciale del MantovaFilmFest 2016 “L’Italia di cartone” all’auditorium “Campiani” abbiamo incontrato uno dei più importanti referenti di oggi in questo ambito. E lui ci dice la sua: come sempre… buona la prima.

Joshua, partiamo da una considerazione: per dare vita ai famosi Nasoni è necessario ficcare per bene il naso nella realtà rappresentando senza reticenze fragilità e difetti umani come il narcisismo, la solitudine, l’ipocrisia, l’opportunismo. Creare per raccontare significa quindi in qualche modo farsi un giro scomodo nella realtà?

“Sicuramente, anche perché i Nasoni sono condensazioni di contraddizioni messe in evidenza tramite questa parte: il naso che esprime sempre una situazione e un carattere. È importante questa cosa: partendo dalla realtà cerco però sempre in tutto quello che disegno di non diventare mai didascalico. Il mio obiettivo è di guardarla da lati insoliti e soprattutto di far vedere ciò che in qualche modo non abbiamo ancora colto. Nei lavori altrui cerco lo stesso”.

I nasi al posto degli occhi… quindi i nasi parlano?

Sorride: “Sì, i nasi dicono molto e io ne disegno di ingombranti. Gli occhi nei miei disegni li ho addirittura eliminati, sono stato molto influenzato da piccolo dai cartoni del passato, pensiamo al personaggio de “La linea”, ad esempio. Anche senza avere come riferimento gli occhi, dal naso si capiscono situazioni ed emozioni. Il naso dà, infatti, una direzione allo sguardo, spesso è sufficiente che ci sia un incontro di sguardi ideali tra i personaggi per cogliere al volo la situazione. A seconda della forma che possiede il naso esprime un carattere, un difetto, una caratteristica morale. Se ne disegno uno arricciato, ad esempio, è perché voglio imprimere una determinata caratteristica come ad esempio l’antipatia”.

Ci sono i cartoni animati e allo stesso tempo quelli che io definisco i “disegni animatori”, ossia quelli che animano un confronto anche scomodo su difetti e debolezze delle persone. I suoi disegni sono così. Anche il cinema racconta questi difetti ma spesso i disegni, pur nella loro schiettezza e ironia, risultano più accettabili: si ritrova in questo pensiero?

“È proprio per questo che amo disegni e cartoni animati. Io non voglio andare al cinema per vedere qualcosa che già so, voglio uscirne arricchito, andare oltre. Il cartone animato opera una trasformazione della realtà e questo aiuta a veicolare idee, emozioni, situazioni che feriscono di meno ma aggiungono qualcosa di nuovo. Il cartone animato è un vero e proprio mezzo e per questo non verrà mai abbandonato”.

Il surreale è quindi più reale del reale stesso?

“Proprio così!”

Domanda che richiede una risposta di pancia. Disegnare fa rima con…?

Sorride: “Andare! Sempre”.

Lei lavora per importanti aziende realizzando corti che sono dei veri e propri cartoni animati, delle storie da assaporare per le tante sfumature ironiche e impertinenti che regalano. Domanda impertinente: le è mai capitato di dire di no a un marchio perché sarebbe stato in contraddizione con le sue idee e l’avrebbe fatta sentire un po’ in difetto come i suoi Nasoni?

“Per fortuna le aziende con cui lavoro tuttora mi hanno lasciato sempre molta libertà creativa e d’azione però è capitata questa contraddizione e in quei casi non è potuto concretizzarsi nessun rapporto lavorativo”.

Cogliamo l’occasione: qual è il più grande luogo comune da scardinare sui disegnatori?

“Ce ne sono diversi, sicuramente il fatto che siamo dei solitari. In realtà molti dei nostri lavori richiedono lavoro di squadra ed è bello. Certo io preferisco in qualche modo quello del disegnatore, più solitario”. Sorride.

Sara Bellingeri  

DSC_3409.jpg DSC_3425.jpg DSC_3426.jpg DSC_3432.jpg DSC_3442.jpg DSC_3461.jpg

Prosegue senza sosta la sua avventura la nona edizione del MantovaFilmFest aggiungendo in corsa sorprese di alta qualità grazie a new entry preziose.

Ad aprire le danze, alle ore 16:30, al cinema Mignon uno dei film in concorso: “Arianna” di Carlo Lavagna. Altri film in concorso sono “Due euro l’ora” di Andrea D’Ambrosio (cinema Mignon, 18:30), “Loro chi?” di Francesco Micciché e Fabio Bonifacci (auditorium Campiani, ore 20), “L’attesa” di Pietro Messina (cinema Mignon, ore 20:30), “See you Texas” di Vito Palmieri (chiostro Campiani, ore 21:30). Quest'ultima proiezione avverrà alla presenza dal regista Vito Palmieri, che introdurrà il pubblico alla visione del film.

A testimoniare la tradizione del cinema del passato per il ciclo “Omaggio a Virna Lisi” avremo invece “Come uccidere vostra moglie” al cinema Mignon, alle ore 22:30.

E come sempre non mancheranno gli eventi speciali. In primis citiamo come novità la proiezione del film “I ricordi del fiume” di Gianluca e Massimiliano De Serio, alle ore 16, all’auditorium “Campiani” dove sarà presente uno dei due registi: Gianluca De Serio. Si tratta di un documentario che si addentra nella dimensione disarmante di una grande baraccopoli in cui vivono oltre mille persone di diverse nazionalità, situata sugli argini del fiume Stura a Torino. Il luogo dovrà però essere presto smantellato e le famiglie saranno costrette a trasferirsi. I ricordi del fiume sono i momenti e gli scorci di esistenza legati al fiume, il racconto di questo microcosmo-baraccopoli nei suoi ultimi mesi di esistenza tra dramma e vita, luci e ombre.

Altro appuntamento da non perdere, accolto stavolta al Sociale, è rappresentato da “Lumière! Il film” di Thierry Frémaux, alle ore 21, che sarà introdotto da Andrea Peraro, curatore della Cineteca di Bologna.

Uno dei fiori all’occhiello è inoltre rappresentato dal film intitolato “Con Ugo” di Gianfranco Pannone, omaggio al grande Ugo Gregoretti che sarà presente per conversare con lo stesso Pannone. L’appuntamento è fissato per le ore 18 all’auditorium “Campiani”. Ugo Gregoretti è un personaggio eclettico e vulcanico che sorprenderà e coinvolgerà il pubblico con un confronto semiserio in sinergia con il regista. Giornalista, scrittore, documentarista e sceneggiatore, a 86 anni vanta un bagaglio culturale che coinvolge cinema, teatro televisione oltre che una conoscenza approfondita della società italiana. Nel curriculum anche esperienze di attore in versione cameo: “C’eravamo tanto amati”, “Amore mio aiutami”, “La terrazza”, “Il comune senso del pudore” e il recente “Buoni a nulla”, giusto per citarne alcune. Nel 2009 ha ricevuto il prestigioso premio giornalistico televisivo “Ilaria Alpi”, l’anno successivo lo vede ancora in pole position nell’ottenere il Nastro d’argento alla carriera. Tra i suoi lavori più celebri a livello televisivo citiamo: “Uova fatali”, “Sottotraccia” e “Controfagotto” oltre all’omaggio a Zavattini. In campo cinematografico ricordiamo l'apologo fantascientifico “Omicron” del 1963, i due documentari “Contratto” e “Apollon, una fabbrica occupata”, “Maggio musicale”.

A testimoniare infine la bellezza e la forza del racconto cinematografico una grande riproposta: “Novecento” di Bertolucci, con Robert De Niro e Burt Lancaster. In programmazione con l’atto secondo all’arena Mignon, alle ore 21:15.

Per informazioni: 334 8179533 - info@mantovafilmfest.com. MantovaFilmFest 2016: ciak, si continua!

Sara Bellingeri

Dopo l’emozionante apertura iniziale con la mostra “Luce, l’immaginario italiano a Mantova” prosegue il MantovaFilmFest 2016 accompagnando l’intero fine settimana della città virgiliana e celebrando l’incorruttibile bellezza del grande cinema. Per il week end sono, infatti, previste ben 18 proiezioni in luoghi diversi e incontri speciali. Sabato 20 agosto in programma svettano ben cinque pellicole facenti parte del concorso e che il pubblico potrà quindi votare: “Fraulein - Una fiaba d’inverno” (ore 16:30, cinema Mignon), “Montedoro” (ore 18:30, cinema Mignon), “Due euro l’ora” (ore 20:30, cinema Mignon), “Arianna” (ore 21:15, arena Mignon), “Loro chi?” (ore 21:30, chiostro Campiani).

In caso di pioggia le proiezioni al “Campiani” sono garantite all'interno dell'auditorium, mentre, sempre in caso di pioggia, il film “Arianna” sarà spostato all’interno del cinema Mignon alle 22. 

Non mancheranno inoltre film documentario che quest'anno, novità dell’edizione 2016, concorrono al Lauro di Virgilio assegnato da una giuria di esperti: “Nessuno mi troverà” di Egidio Eronico si terrà alle ore 20 all’auditorium “Campiani". Spostamento previsto per “Mia madre fa l’attrice” di Mario Balsamo: il film sarà proiettato lunedì 22 all'Arena Mignon alle 22.35 anzichè oggi.
Alle ore 18 il calendario della kermesse promette un evento molto speciale: “L’Italia di cartone”. Una vera e propria antologia del cartone animato made in Italy a cura del Museo dell’industria e del lavoro di Brescia. Ospite d’eccezione: il cartoonist e animatore Joshua Held. Autore di video e corti animati, serie per ragazzi e libri per bambini, parlerà di cinema e nuovi media insieme al critico Tatti Sanguineti.

Domenica 21 agosto prosegue il concorso con i film “L’attesa”, con la celebre Juliette Binoche (ore 20:30, cinema Mignon), e “See you in Texas” (ore 21:30, chiostro “Campiani”) alla presenza del regista.

A testimoniare la tradizione del cinema del passato, per il ciclo “Omaggio a Virna Lisi” il film “Come uccidere vostra moglie” al cinema Mignon alle ore 22:30.

Anche domenica avrà il suo evento speciale con l’omaggio a Ugo Gregoretti, l’intervento dello stesso che converserà con il regista Gianfranco Pannone, autore del cortometraggio “Con Ugo”, in programma all’auditorium “Campiani” alle ore 18. Altro appuntamento speciale, accolto stavolta al Sociale, è rappresentato da “Lumière! Il film” di Thierry Frémaux alle ore 21 introdotto da Andrea Peraro della Cineteca di Bologna.

Proiezione straordinaria: domenica pomeriggio “I ricordi del fiume” di Gianluca De Serio alla presenza del regista. Auditorium “Campiani”, ore 16.

A testimoniare infine la bellezza e la forza del racconto cinematografico, “Novecento” di Bertolucci con Robert De Niro e Burt Lancaster. In programma sabato alle ore 21 al Teatro Sociale con l’atto primo e domenica alle ore 21:15 all'Arena Mignon con l'atto secondo.

Per informazioni: 334 8179533 - info@mantovafilmfest.com.

MantovaFilmFest to be continued…

Sara Bellingeri 

DSC_3377.jpg DSC_3408.jpg

Pubblico folto, forte presenza del mondo istituzionale e culturale, curiosità, attenzione e tanta voglia di immergersi in un pezzo di testimonianza, quella che non si sgualcisce con il tempo ma tiene ben stretta la memoria, con tutte le sfumature che ne fanno parte. Questi gli ingredienti principali dell’inaugurazione della speciale mostra “Luce, l’immaginario italiano a Mantova” che ha dato ufficialmente il via all’edizione numero nove del MantovaFilmFest. Location d’eccezione Palazzo della Ragione con un percorso che scorre attraverso la forza dell’immagine. A tagliare il nastro dell’esposizione che sarà visitabile fino al 16 di ottobre erano presenti i responsabili del MantovaFilmFest Salvatore Gelsi e Agostino Cenzato, i curatori della mostra Roland Sejko e Gabriele D’Autilia, il sindaco di Mantova Mattia Palazzi, la vicepresidente della Provincia Francesca Zaltieri, il presidente di Cinecittà Luce Roberto Cicutto oltre a referenti importanti del mondo cinematografico come Gianfranco Pannone, Italo Moscati, Franco Piavoli e il critico Tatti Sanguineti.

Protagonista la forza dell’immagine immortalata tramite fotografie e filmati raccontando un’Italia che ha cavalcato intensamente attraverso ombre e schiarite, bellezza e cadute, chiusure e squarci. Tante le tappe raccontate anche attraverso parole chiave: la terribile morsa del Fascismo, la durezza della guerra, il boom economico, la povertà e la ripresa, la bellezza semplice della campagna e quella audace di rossetti e ritratti glamour dal mondo del cinema. E gli occhi di tanti: bambini, donne, uomini, lavoratori, sognatori, disperati, combattenti, affamati di vita. Fino ad arrivare a quelli immensi di Anna Magnani, ironici di Totò, seducenti di Virna Lisi e di molti altri visi noti del mondo cinematografico: il neorealismo che ha reso l’Italia osannata nel mondo fino agli anni di Cinecittà e di Roma soprannominata la Hollywood sul Tevere. Un repertorio custodito dall’Istituto Luce i cui 90 anni di esistenza sono stati proprio celebrati attraverso questa esposizione che ha fatto tappa prima a Roma, poi a Buenos Aires e ora a Mantova. “La mostra fa parte di questa edizione straordinaria del MantovaFilmFest permettendoci di scoprire ciò che solitamente non riusciamo a cogliere” ha sottolineato in apertura il sindaco Mattia Palazzi. Roberto Cicutto ha inoltre evidenziato come l’Istituto Luce rappresenti un canale di “conservazione della memoria visiva dell’Italia” entrando ufficialmente nella cosiddetta memoria dell’Unesco. I curatori Sejko e D’Autilia hanno infine ribadito quanto questa memoria debba essere conosciuta in primis dagli italiani perché fa parte della loro storia. Focus infine speciale su Mantova con scatti che immortalano scorci di vita degli anni Venti e Quaranta, il terribile 14 febbraio 1944, primo giorno di una lunga serie di bombardamenti, e poi angoli della città virgiliana quasi irriconoscibili eppure gli stessi nel profondo. Una mostra che scorre e ferma lo sguardo così come si fa con i ricordi. Impossibile raccontare il resto delle immagini. L’unica possibilità per coglierle è incontrarle di persona, come la vita.

DSC_3291.jpg DSC_3296.jpg DSC_3297.jpg DSC_3298.jpg DSC_3302.jpg DSC_3305.jpg DSC_3313.jpg DSC_3314.jpg DSC_3315.jpg DSC_3317.jpg DSC_3319.jpg DSC_3322.jpg DSC_3326.jpg DSC_3327.jpg DSC_3330.jpg DSC_3332.jpg DSC_3333.jpg DSC_3334.jpg DSC_3337.jpg DSC_3344.jpg DSC_3350.jpg DSC_3357.jpg DSC_3359.jpg

Nell’anno di “Mantova Capitale Italiana della Cultura” si celebra il cinema come forma d’arte, scrigno di racconti, narratore di vita e immaginario. Prende ufficialmente il via la nona edizione del MantovaFilmFest che propone diverse novità e ospiti prestigiosi come Sergio Rubini, Vitaliano Trevisan, Italo Moscati, Gianfranco Pannone, Ugo Gregoretti.

Ad alzare il sipario di questa nuova edizione due appuntamenti speciali. Si parte con l’inaugurazione della mostra “Luce, l’immaginario italiano a Mantova” a Palazzo della Ragione alle ore 18. Protagoniste immagini e testimonianze provenienti dall’archivio dello storico Istituto LUCE valorizzando il cinema come racconto di vita e immaginario dell’Italia. Alle ore 21:15 prenderà vita un altro evento speciale. Al Teatro Sociale, location nuova per il MantovaFilmFest, si terrà, infatti, la proiezione straordinaria del film documentario “1.200 chilometri di bellezza” del regista Italo Moscati che interverrà alla serata rispondendo alle domande del pubblico. Il film racconta un viaggio lungo la nostra penisola grazie soprattutto ai documenti dell’Istituto Luce. L’evento al Sociale è aperto al pubblico.

Altra importante novità riguarda i premi. Oltre al Lauro di Virgilio per la miglior opera prima in concorso, stabilita come sempre dal voto del pubblico, quest’anno anche la sezione dei documentari assegnerà un riconoscimento.  A decretare in questo caso il documentario vincitore sarà una giuria di professionisti composta da registi già noti al pubblico mantovano: Gianfranco Pannone, Gianluca De Serio, Alessandro Maria Buonomo. Gianfranco Pannone, documentarista e docente al Centro Sperimentale di Cinematografia, nel recente passato è stato ospite del Mignon di Mantova per presentare i suoi ultimi due lavori: “Sul vulcano” e “L’esercito più piccolo del mondo”. Gianluca De Serio è stato in concorso nell’edizione 2012 del MantovaFilmFest con l’opera prima, firmata assieme al fratello Massimiliano, “Sette opere di misericordia” che ha ricevuto numerosi riconoscimenti. Alessandro Buonomo, giovane regista emergente, lavora per Elianto Film e collabora da tempo con il MantovaFilmfest.

Si tratta di tre voci autorevoli, di varia provenienza ma di comprovata esperienza, tre punti di vista complementari che permetteranno di dare il giusto risalto anche al genere cinematografico meno frequentato, ma in molti casi assai più vivace e stimolante, della produzione audiovisiva nazionale – sottolineano i referenti di MantovaFilmFest – Un regalo in più per questa edizione 2016 che l’organizzazione ha voluto farsi e fare al pubblico, nella speranza di valorizzare al meglio quella fetta di produzione cinematografica che ha meno spazio e meno opportunità di visione”.

Sara Bellingeri

Nono traguardo per il MantovaFilmFest, la manifestazione dedicata al grande cinema e ideata dall’Associazione Mantova Film Studio che apre questa edizione targata 2016 con due appuntamenti speciali. Si parte con l’inaugurazione della mostra “Luce, l’immaginario italiano a Mantova” che alzerà il sipario sul Festival a Palazzo della Ragione alle ore 18. Protagoniste saranno immagini e testimonianze provenienti dall’archivio dello storico Istituto LUCE celebrando il cinema come racconto di vita e immaginario dell’Italia nelle sue diverse sfaccettature. La mostra sarà visitabile fino al 16 di ottobre e non mancheranno “pillole di luce” raccontando la storia di Mantova dal 1934 fino agli anni Ottanta. All’inaugurazione, insieme agli ideatori del MantovaFilmFest saranno presenti i curatori della mostra Roland Sejko e Gabriele D’Autilia, il sindaco di Mantova Mattia Palazzi, la vicepresidente della Provincia Francesca Zaltieri, il presidente di Cinecittà Luce Roberto Cicutto. Presenti al taglio del nastro anche referenti importanti del mondo cinematografico del calibro di Gianfranco Pannone, Italo Moscati, Franco Piavoli e il celebre critico Tatti Sanguineti.

L’esposizione multimediale regalerà ai visitatori un percorso che scorre. Si tratterà di un vero e proprio flusso continuo di immagini che ripropone parte dell’enorme patrimonio di filmati e fotografie d’archivio dello storico Istituto LUCE. “Attraverso grandi pannelli e schermi, organizzati secondo un ordine tematico-cronologico, si può fruire di video-installazioni, montaggi realizzati ad hoc di centinaia di filmati e oltre 500 splendide fotografie che fermano dettagli e momenti significativi delle immagini “ufficiali” che per nove decenni hanno contribuito a raccontare l’attualità del Paese, della sua società e del mondo: un viaggio nell’auto-rappresentazione del Bel Paese” spiegano i referenti. Rappresentazione e immaginazione formeranno un connubio molto forte, si parla di un vero e proprio album mentale delle generazioni che hanno attraversato il Novecento.

Alle ore 21:15 altra perla di questa prima giornata del Mantova FilmFestival 2016. Nell’affascinante cornice del Teatro Sociale prenderà, infatti, vita una proiezione serale straordinaria con l’anteprima del film documentario “1.200 chilometri di bellezza” del regista e sceneggiatore Italo Moscati che interverrà alla serata rispondendo alle domande del pubblico. Il film racconta un viaggio lungo la nostra penisola grazie soprattutto ai documenti dell’Istituto Luce nei cui archivi compare l’Italia dei primi anni del Novecento fino a quella dei giorni nostri. Un Paese che regala un ventaglio di diverse forme di bellezza coinvolgendo natura, paesaggio, arte, persone e vita raccontati dalle stesse immagini.

Non mancheranno ulteriori appuntamenti all’insegna del cinema di qualità tra presente e passato, tradizione e novità. Alle ore 18:30 al cinema Mignon si terrà la proiezione del film “Signore & Signori” di Pietro Germi per il ciclo “Omaggio a Virna Lisi” alla cui bellezza e bravura è dedicata la copertina di questa nuova edizione. Per l’occasione interverrà il critico cinematografico Tatti Sanguineti. Completano il menù cinematografico del giorno la proiezione dei film “Montedoro” di Antonello Faretta (Arena Mignon, ore 21:15) e “Fraulein - Una fiaba d’inverno” di Caterina Carone, con Christian De Sica e Lucia Mascino. Entrambe le pellicole rientrano nel concorso e sarà proprio il pubblico a decretare il film vincitore.

Tappa conclusiva insieme al film “Bella e perduta” di Pietro Marcello per il Ciclo “Svisti”, ossia quei film italiani usciti nelle sale ma che non hanno ottenuto l’attenzione meritata. Un modo per condividerli e valorizzarli al meglio.

Per ulteriori informazioni contattare 334 8179533 - info@mantovafilmfest.com. Per consultare il programma completo www.mantovafilmfest.com o la pagina Facebook.

Un vero e proprio evento nell’anno di “Mantova Capitale Italiana della Cultura 2016” per celebrare la forza dell’immagine che immortala scorci e istanti di vita. “Luce, l’immaginario italiano a Mantova” è il titolo della grande mostra che si terrà dal 19 agosto fino al 16 ottobre all’interno di Palazzo della Ragione in piazza Erbe, nel cuore della città virgiliana. L’inaugurazione alzerà il sipario del MantovaFilmFest edizione numero nove. A cura di Roland Sejko e Gabriele D’Autilia, con l’organizzazione di COR (Creare, Organizzare, Realizzare) e la collaborazione dell’Associazione Mantova Film Studio, l’esposizione multimediale regalerà ai visitatori un percorso che scorre, così come fanno i racconti che partono dalla vita. Si tratterà quindi di un flusso continuo di immagini che ripropone parte dell’enorme patrimonio di filmati e fotografie d’archivio dello storico Istituto LUCE. “Attraverso grandi pannelli e schermi, organizzati secondo un ordine tematico-cronologico, si può fruire di video-installazioni, montaggi realizzati ad hoc di centinaia di filmati e oltre 500 splendide fotografie che fermano dettagli e momenti significativi delle immagini “ufficiali” che per nove decenni hanno contribuito a raccontare l’attualità del Paese, della sua società e del mondo: un viaggio nell’auto-rappresentazione del Bel Paese” spiegano i referenti.

Rappresentazione e immaginazione formeranno un connubio molto forte, si parla di un vero e proprio album mentale delle generazioni che hanno attraversato il Novecento: “Non si racconterà dunque la storia d’Italia ma si cercherà di mostrare come la storia abbia interagito con le immagini, come cioè gli eventi e i fenomeni della storia siano stati rappresentati e quindi percepiti - con entusiasmo, indifferenza, curiosità - lasciando tracce nella nostra memoria”.

L’esposizione implicherà una serie di parole-chiave che prenderanno per mano i visitatori lungo l’itinerario, tra ombre e luci, guerra e rinascita, città e campagna, modernità e arretratezza, etc. L’ultimo spazio di esposizione sarà interamente dedicato al cinema. Protagoniste saranno un centinaio di foto di registi, attori, set con una preziosa selezione di trailer e backstage di film.

Taglia con soddisfazione il nono traguardo il MantovaFilmFest, la manifestazione dedicata al sapore suggestivo del cinema tra presente e passato, tradizione e novità, puntando alla qualità e al confronto diretto con il pubblico e con chiunque ami le storie che prendono vita sul grande schermo. Ideata dall’Associazione Mantova Film Studio, da anni impegnata nella valorizzazione di questa magica forma d’arte, l’edizione numero nove promette importanti novità proprio nell’anno di “Mantova Capitale Italiana della Cultura” celebrando in questo 2016 ben 120 anni di cinema nella città virgiliana. La prima proiezione a Mantova è, infatti, avvenuta il 5 settembre 1896 al Teatro Andreani. La copertina di questa edizione del Festival è inoltre dedicata al raffinato volto dell’attrice Virna Lisi, un omaggio alla sua bravura di interprete e alla sua bellezza senza tempo che sarà riproposta dalla kermesse attraverso alcune celebri pellicole. Una curiosa istantanea: tutti i 4 film sono stati girati nel 1965.

L’appuntamento coinvolgerà 6 giorni di eventi speciali dal 19 al 24 agosto, con un menù di circa 50 proiezioni, tra cui film-documentari e anteprime nazionali, che si terranno in tre luoghi diversi, tra cui una new entry per il festival. Oltre, infatti, alle tradizionali location del Cinema Mignon (via Benzoni, 22), con l’arena estiva e la sala interna, l’auditorium e il chiostro del Conservatorio di Musica “Lucio Campiani” (via della Conciliazione, 33), si aggiunge l’affascinante cornice del Teatro Sociale di piazza Cavallotti. Il pubblico sarà così traghettato attraverso contesti diversi della città con l’aggiunta di un’importantissima novità di luogo ed evento rappresentata dalla mostra “Luce, l’immaginario italiano a Mantova”, a cura di Roland Sejko e Gabriele D’Autilia, che verrà inaugurata a inizio festival a Palazzo della Ragione di piazza Erbe il 19 agosto, alle ore 18. Protagoniste saranno immagini e testimonianze provenienti dall’archivio dello storico Istituto LUCE celebrando il cinema come racconto di vita e immaginario dell’Italia nelle sue diverse sfaccettature. La mostra sarà visitabile fino al 16 di ottobre e non mancheranno “pillole di luce” sulla Mantova di un tempo. Altra novità la sigla del MantovaFilmFest realizzata da Elianto Film che si ispira alla nomina di capitale della cultura italiana.

Ricco come sempre il programma di proiezioni e ospiti all’insegna del grande cinema. Immancabile l’appuntamento con il concorso delle opere prime che conta ben 12 esordi cinematografici per l’anno 2015. Sarà proprio il pubblico a decretare l’opera vincitrice che verrà premiata nel Chiostro del Conservatorio “Campiani” a fine festival. Ciascun iscritto potrà votare il film ritenuto migliore utilizzando l’apposita cartolina-voto o il tagliando del quotidiano “La Gazzetta di Mantova” da consegnare entro le ore 20 di mercoledì 24 agosto. I film in concorso sono: “Arianna” di Carlo Lavagna, “L’attesa” di Pietro Messina, “Banat - Il viaggio” di Adriano Valerio, “Cristian e Palletta contro tutti” di Antonio Manzini, “Due euro l’ora” di Andrea D’Ambrosio, “Fraulein. Una fiaba d’inverno” di Caterina Carone, “Loro chi?” di F. Miccichè e F. Bonifacci, “Montedoro” di Antonello Faretta, “Pecore in erba” di Alberto Caviglia, “See you in texas” di Vito Palmieri, “Senza lasciare traccia” di GianClaudio Cappai, “Il vincente” di Luca Magri.

Uno spazio speciale sarà invece riservato come da trazione al cinema documentario con una selezione di otto pellicole curata dal regista Gianfranco Pannone che domenica 21 agosto converserà con il vulcanico giornalista, sceneggiatore e a sua volta regista Ugo Gregoretti. Altra sezione è quella denominata “Svisti”, ossia quei film italiani usciti nelle sale ma che non hanno ottenuto l’attenzione meritata. Un modo per condividerli e valorizzarli al meglio.

Sul podio dell’attenzione del Festival brillano inoltre nomi di spicco. Tra questi Sergio Rubini, con 30 anni di prestigiosa carriera in veste prima di attore e poi anche di regista, che interverrà la sera del 23 agosto al Cinema Mignon in occasione della proiezione del suo film “Dobbiamo parlare” rispondendo anche alle domande del celebre critico cinematografico Tatti Sanguineti. Il talento poliedrico di Vitaliano Trevisan, scrittore, attore e regista, sarà un altro prezioso ingrediente con cui il pubblico potrà confrontarsi direttamente. Il co-protagonista del film “Senza lasciare traccia”, che in passato ha lavorato anche con registi come Garrone, sarà infatti ospite al “Campiani” la sera del 23 agosto. Ulteriore nome cardine è quello del regista e sceneggiatore Italo Moscati, previsti anche gli interventi di Lucia Mascino, Luca Magri e Luca Rea. Altra perla è l’anteprima nazionale del film “Un padre, una figlia (Baccalauréat)” di Christian Mungiu, premio alla miglior regia al Festival di Cannes 2016. L’originale “Lo chiamavano Jeeg Robot”, di Gabriele Mainetti, che ha recentemente ottenuto importanti premi, chiuderà il sipario dell’intero festival.

Fiori all’occhiello della manifestazione sono due appuntamenti da non perdere che celebrano la mostra dell’Istituto Luce. Il primo intitolato “L’Italia di Cartone”, affascinante immersione nella storia del cinema italiano di animazione, in collaborazione con la Fondazione Musil e con il giovane disegnatore di talento Joshua Held. Il secondo è la proiezione di una vera e propria chicca: il primo film con l’impareggiabile Alberto Sordi dal titolo “La notte delle beffe” di Carlo Campogalliani. “Si tratta di un’opera mai vista fino ad ora e miracolosamente ritrovata e concessa da un anonimo collezionista che si arricchisce di un tassello altresì celebrativo poiché la famiglia Campogalliani, burattinai, artisti di teatro e musicisti, rappresentava i suoi spettacoli a Mantova, fin dal 1905 con un proiettore Lumière, prima di stabilirsi poi definitamente” evidenzia a questo proposito Salvatore Gelsi, presidente dell’Associazione Mantova Film Studio. A celebrare infine l’immortalità del grande cinema un vero e proprio regalo per il pubblico: la versione restaurata di “Novecento” di Bertolucci, una storia che si richiama al territorio di Mantova e a un’Italia che è testimonianza del nostro passato.

Per partecipare alla rassegna è richiesta un’iscrizione che consente il libero accesso agli spettacoli fino ad esaurimento posti al costo di 30 euro. Previsto anche l’ingresso con il singolo biglietto (5 euro). La registrazione può essere effettuata fino al 19 agosto nei luoghi che ospitano il Festival, al Caffè Letterario “Venezia” di piazza Marconi 10 e all’Enoteca “Oste pigro” via Fernelli, 32. Per ulteriori informazioni contattare 334 8179533 - info@mantovafilmfest.com. Per consultare il programma completo www.mantovafilmfest.com o la pagina Facebook. (Ufficio Stampa MantovaFilmFest Sara Bellingeri 331 8406809).

Anche il MantovaFilmFest ha i suoi fiori all’occhiello, soprattutto per questa edizione numero nove tutta da scoprire. Parliamo di due appuntamenti da non perdere e che celebrano concretamente la mostra “Luce, l’immaginario italiano a Mantova” e il tema della testimonianza e insieme della forza del racconto che supera i limiti del tempo. Il primo, intitolato “L’Italia di Cartone”, si configura come un’affascinante immersione nella storia del cinema italiano di animazione, in collaborazione con la Fondazione Musil e con il giovane disegnatore di talento e cartoonist Joshua Held che sarà intervistato dal critico Tatti Sanguineti proprio in occasione della manifestazione in un incontro aperto al pubblico. Questo evento dedicato al cartone animato made in Italy mira a presentare due capolavori nati dalla collaborazione artistica tra Cesare Zavattini e Roberto Gavioli, fondatore della Gamma Film di Milano, la più grande azienda audiovisiva italiana. I due lavori menzionati sono il mediometraggio “La lunga calza verde”, realizzato nel 1961 per il centenario dell’Unità d’Italia, e “Buongiorno Italia”, un progetto incompiuto rimasto sulla carta in forma di soggetto ma che vanta raffinate tavole disegnate dagli artisti della Gamma Film. Alcune di queste saranno eccezionalmente visibili durante il Festival all’interno del foyer dell’auditorium del Conservatorio “Campiani” a cura della Fondazione Musil. Non mancheranno proiezioni di brevi film d’animazione con opere scelte di maestri italiani come Bruno Bozzetto, Maurizio Giuseppe Laganà, Manfredo Manfredi e appunto Joshua Held per valorizzare ancora di più questa magica forma d’arte.

Il secondo fiore è rappresentato dalla proiezione di una vera e propria chicca: il primo film con l’impareggiabile Alberto Sordi dal titolo “La notte delle beffe” di Carlo Campogalliani. “Si tratta di un’opera mai vista fino ad ora e miracolosamente ritrovata e concessa da un anonimo collezionista che si arricchisce di un tassello altresì celebrativo poiché la famiglia Campogalliani, burattinai, artisti di teatro e musicisti, rappresentava i suoi spettacoli a Mantova fin dal 1905 con un proiettore Lumière, prima di stabilirsi poi definitamente” evidenzia a questo proposito Salvatore Gelsi, presidente dell’Associazione Mantova Film Studio.

 

Sara Bellingeri

19 Agosto Ore 18:00 - L'IMMAGINARIO ITALIANO A MANTOVA

E' la mostra che il MantovaFilmFest porta nella nostra città, una mostra importante che nella ricorrenza dei 120 anni del cinema celebra la storia d'Italia e dell'immaginario individuale e collettivo. A palazzo della Ragione sarà proposto un duplice viaggio: nei linguaggi della rappresentazione e tra gli innumerevoli frammenti visivi che hanno formato l’immaginario italiano, l’album mentale delle generazioni che hanno attraversato il Novecento. Dagli archivi dell'Istituto Luce depositario della memoria visiva del Paese, con un patrimonio straordinario. Negli archivi del Luce sono oggi conservate immagini filmiche e fotografiche prodotte sia dall’Istituto che da società e agenzie private oggi scomparse, per un totale di 5000 ore di girato e oltre 3 milioni di fotografie.

Inaugurazione della mostra venerdì 19 agosto alle ore 18.00, palazzo della Ragione, in piazza delle Erbe a Mantova. E dalle 18.30 prenderanno il via le proiezioni di MantovaFilmFest.

MantovaFilmFest 2016, nona edizione.

Molte conferme e altrettante novità per sei giorni di grande Cinema: cinque schermi, oltre cinquanta proiezioni, tanti ospiti, un'importante mostra e una sigla nuovissima.

Una sigla realizzata dallo studio di produzione Elianto Film, che prende forma proprio da Mantova capitale italiana della cultura: dove i luoghi simbolo vengono trasformati dal cinema che entra dentro le piazze e le strade.

Una mostra, Luce, l'immaginario italiano a Mantova che aprirà al pubblico venerdì 19 agosto con l'inizio del Festival e potrà essere visitata fino al 16 ottobre.

Una ricorrenza, quella dei 120 anni di cinema a Mantova, per celebrare la quale torna a rivivere un grande schermo in un luogo storico della cultura cittadina: il Teatro Sociale di piazza Cavallotti. Qui si svolgeranno alcune proiezioni, idealmente connesse ai contenuti della mostra; un luogo fortemente simbolico, per proporre immagini altrettanto evocative.

Venite, sarà bellissimo!

Stiamo arrivando...

«C'è stato un tempo in cui il cinema sbucava dagli alberi, sorgeva dal mare, in cui l'uomo con la magica macchina da presa si fermava sulle piazze, entrava nei caffè, in cui tutti gli schermi spalancavano una finestra sull'infinito. Era il tempo di Louis Lumière.»

Ora sta arrivando anche il tempo del MantovaFilmFest.

Ormai ci siamo: mercoledì sera 3 agosto, alle ore 21.30, nel chiostro del conservatorio,

presentazione del programma di MantovaFilmFest2016 che celebra i 120 del cinema a Mantova. Tanti ne sono passati dall'invenzione senza futuro dei Lumière in Francia, tanti dalla prima proiezione al teatro Andreani di Mantova.

Sarà il volto di Virna Lisi, attrice di talento e di rara bellezza, a rappresentare emblematicamente la nona edizione. Non riusciremo a sorprendervi tanto quanto sa fare la Mantova festivaliera di questi tempi, capitale della cultura, ma sarà un'edizione con molte anteprime, qualche ospite, costruita intorno al cinema nelle sue varie forme. Una lunga carrellata di opere di giovani cineasti contemporanei che non dimentica i maestri, per raccontare l'Italia, per mostrare la nostra città da sempre set ideale, culla di un grande cinema. 

Il Mantova Film Fest in trasferta

In attesa dell’estate e della nuova edizione, il Mantova FilmFest valica i confini nazionali.

Dal 29 al 31 gennaio saremo al festival del cinema italiano di Nantes con un programma di film italiani appositamente selezionati.

Abbiamo risposto con entusiasmo alla proposta di collaborazione dell’associazione Univerciné, che con l’Università di Nantes organizza da ventanni un importante festival internazionale di cinema.

Sarà l’occasione per diffondere e sottoporre al giudizio di un vasto pubblico alcune delle opere italiane che più si sono distinte negli ultimi tempi. La soddisfazione di vedere riconosciuto il nostro lavoro è tanta, e ci spinge a fare di più e meglio nella ricerca continua della qualità.

Ma sarà anche un’ulteriore occasione per promuovere la nostra città, la sua storia, il fascino delle architetture e la sua offerta culturale, proprio nell’anno in cui Mantova si appresta a vivere la sua esperienza di Capitale Italiana della Cultura.

A raccontare l'esperienza saranno i ragazzi di Elianto Film, ospiti e ambasciatori, che invieranno pillole video d'Oltralpe, per tenerci aggiornati sui momenti più interessanti e divertenti del festival.

Pronti al viaggio, allora, nella certezza di un ritorno a casa pieno di nuovo entusiasmo tutto francese. À bientôt!

Tutto esaurito al Campiani per la premiazione del film vincitore dell'ottava edizione del Mantova Film Fest. A causa del meteo la cerimonia di chiusura si è tenuta all'interno dell'Auditorium, che ha poi ospitato anche l'attesissima prima nazionale di Fuochi d'artificio in pieno giorno, Orso d'oro al Festival di Berlino 2014.

Ad aggiudicarsi il Lauro d'oro quest'anno è stato il film di Leonardo Guerra Seràgnoli, Last Summer. Il premio è stato simbolicamente consegnato dalle mani di Salvatore Gelsi all'assessore Massimo Allegretti, che ha presenziato in rappresentanza del Comune di Mantova.

DSC_0004.jpg DSC_0005.jpg DSC_0007.jpg DSC_0012.jpg DSC_0020.jpg DSC_006.jpg

Vi siete persi i momenti salienti del weekend dell'ottavo Mantovafilmfest? O eravate impegnati nella maratona di film e vi siete persi gli ospiti arrivati in città? Peccato, ma poco male: noi ci siamo per raccontarvi tutto con gli scatti di questi giorni che
nostalgicamente ci lasciamo alle spalle.

Troverete lo sguardo di Tatti Sanguineti, profondo conoscitore storico del cinema in ogni sua forma e aneddoto, e Germano Maccioni, giovane promettente che firma il montaggio del dcumentario di Andreotti. Vedrete Alba Rohrwacher protagonista di un film in concorso e diretta da Saverio Costanzo in Hungry Hearts e in altri lungometraggi, ad entrambi il festival ha dedicato due premi speciali. C'è il sangue calabrese di Daniela Marra, protagonista de La terra dei santi, la simpatia di Edoardo Falcone che torna a dare linfa alla commedia italiana con un cast spassoso in Se Dio vuole.

Poi c'è il pubblico, ci siete voi, gli sguardi interessati, critici, curiosi e attenti senza i quali il festival e il cinema in generale non avrebbero ragione di esistere e di raccontare il mondo.
Grazie, da tutti noi!

1.jpg 10.jpg 11.jpg 12.jpg 13.jpg 14.jpg 15.jpg 16.jpg 17.jpg 18.jpg 19.jpg 2.jpg 20.jpg 21.jpg 22.jpg 3.jpg 4.jpg 5.jpg 6.jpg 7.jpg 8.jpg 9.jpg

Senza dubbio il mattatore della terza giornata di questo MFF 2015 è stato Tatti Sanguineti, protagonista con la presentazione del suo libro "Il cervello di Alberto Sordi, Rodolfo Sonego e il suo cinema", in vista della prima di stasera, quando sarà proiettato il suo Giulio Andreotti - Il cinema visto da vicino (ore 18:00, Campiani).

Come di consueto poi tante proiezioni di grande interesse, tutte caratterizzate da un'incredibile affluenza del nostro affezionatissimo pubblico che ogni anno ci regala forza ed entusiamo.

Un buon weekend di cinema a tutti, naturalmente con Mantova Film Fest.

DSC_0001.jpg DSC_0007.jpg DSC_0008.jpg DSC_0010.jpg DSC_0011.jpg DSC_0014.jpg DSC_0025.jpg DSC_0029.jpg DSC_0032.jpg

Oggi, venerdì 21 Agosto, alle 16 all'auditorio Campiani non sarà proiettato il film "Il Diavolo" inserito tra gli eventi collaterali. In sostituzione, è stato scelto il film "Bello, onesto, emigrato Australia sposerebbe compaesana illibata" del 1971, diretto da Luigi Zampa, interpretato da Alberto Sordi e Claudia Cardinale.
Soggetto e sceneggiatura sono di Rodolfo Sonego, al quale Tatti Sanguineti dedica il libro "Il cervello di Alberto Sordi, Rodolfo Sonego e il suo cinema" che verrà presentato subito a seguire, oggi alle 18, sempre all'auditorium Campiani, per la sezione "documenti e documentari".

In attesa dell'arrivo di un ospite speciale come Tatti Sanguineti, il Mantova Film Fest ci ha regalato una seconda giornata impreziosita dal talento di tre giovani film makers mantovani. Alle ore 16, Gianfranco Bazzarelli, Giovanni Nodari e Roberto Baldassari hanno presentato le loro opere di fronte al folto pubblico dell'Auditorium Campiani.

In serata poi è stata la volta delle consuete rassegne e di altri tre film in gara: Last Summer, Bolgia Totale e Io Arlecchino.

DSC_6844.jpg DSC_6848.jpg DSC_6854.jpg DSC_6855.jpg DSC_6861.jpg

I nastri di partenza li abbiamo tagliati, siamo già in viaggio verso il cuore di questa ottava edizione del MantovaFilmFest. La prova che tutto è iniziato al meglio è (anche) in queste foto, che raccontano il primo giorno del festival.

Dal successo di "Rocco e i suoi fratelli" di Luchino Visconti, evento speciale di apertura che ha riempito il Cinema Mignon, alla partenza del concorso delle opere prime, giudicate dal pubblico. Mercoledì 19 agosto abbiamo rotto il ghiaccio con il nostalgico "Mirafiori Lunapark", insieme al regista Stefano Di Polito e ad uno dei protagonisti Giorgio Colangeli, che appare anche nella divertente storia dipinta in "Banana".

Buon festival!

01.jpg 02.jpg 04.jpg 05.jpg 06.jpg 07.jpg 08.jpg 09.jpg 10.jpg

Avrete tutti i nomi di questa edizione 2015, conoscerete ospiti, film in concorso, proiezioni per omaggiare i grandi del cinema italiano. A seguire, la proiezione di “Fino a qui tutto bene” (Italia, 2014) seconda opera di Roan Johnson, che partì da promettente esordiente proprio da un’edizione passata del MantovaFilmFest.

Qualcosa però possiamo già dirvi: il MantovaFilmFestival guarda al futuro con nuovi registi italiani e diverse anteprime e opere prime in concorso (12 i film selezionati) ma celebra anche i grandi del passato, riproponendo capolavori restaurati. Quattro serate sono tutte per i cinematografici anni ’60 di Claudia Cardinale, l’apertura è dedicata ad un’inedita versione digitale integrale di “Rocco e i suoi fratelli” di Luchino Visconti, mentre è atteso a Mantova Saverio Costanzo, regista dell’intenso “Hungry hearts”. Torna Tatti Sanguineti, in duplice veste di scrittore e regista, con “Il cervello di Alberto Sordi” (Adelphi), alla scoperta dello sguardo dello sceneggiatore Rodolfo Sonego e con il documentario “Giulio Andreotti - il cinema visto da vicino”, figura importante per il cinema del dopoguerra. In chiusura, lunedì 24 agosto alle 21.30, durante la serata di premiazione del miglior film opera prima in concorso, segnaliamo al chiostro Campiani la proiezione del lungometraggio cinese “Fuochi d’artificio in pieno giorno” di Yi’nan Diao (Cina 2014. 104') premiato con l'Orso d'Oro per il miglior film al Festival di Berlino nel 2014 ma mai distribuito prima d'ora.

Vi aspettiamo con questo e molto altro stasera, al Campiani. Durante la serata si apriranno anche gli accreditamenti al festival. Sul sito potete già trovare tutte le infomazioni utili e, da domani, il programma scaricabile in formato PDF. Buon MantovaFilmFestival a tutti!

La rassegna estiva nel chiostro del Conservatorio L.Campiani prende il via nella serata di venerdì 31 luglio alle 21.30 con il nome e la presenza di Nanni Moretti, e aprirà l’agosto cinematografico mantovano per accompagnarci all’ottava edizione del Mantova Film Fest. Il regista, attore e produttore di Mia Madre, reduce dai lunghi applausi raccolti a Cannes, arriverà a Mantova per presentare il film mostrando scene inedite dal backstage.

La presenza di Nanni Moretti e il ricco cartellone dal 31 luglio al 18 agosto confermano il fortunato sodalizio, per il secondo anno consecutivo, tra l’Associazione Mantova Film Studio e il Conservatorio in via Conciliazione. In cartellone quattordici film e due concerti, tutti del migliore cinema italiano dell’ultimo anno. Tra questi anche uno speciale omaggio a Virna Lisi con la proiezione del suo ultimo Latin Lover, il ritorno di Io sto con la sposa e molto altro.

Con il Mignon di via Benzoni, Nanni Moretti ha un rapporto che risale al 1989 quando venne a presentare “Palombella Rossa”. De Il Portaborse, uscito nelle sale nel 1991, l'archivio del Mignon conserva uno dei pochi manifesti elettorali che la casa di produzione Sacher aveva stampato per le esigenze del film. Moretti è poi tornato al Mignon nel 2004, come produttore per “Te lo leggo negli occhi” di Valia Santella, anche co-sceneggiatrice di Mia madre. Nell'occasione, un altro pienone memorabile per incontrare il filmaker più famoso d'Italia che raccontò i suoi ricordi della serata dell'89.

Il Mantova Film Fest tornerà con il concorso per le opere prime del cinema italiano dell'ultima stagione, con anteprime e incontri con i registi. Il programma completo dell’ottava edizione verrà presentato martedì 4 agosto.